10 Settembre 2020

L’importanza di essere posizionati in prima pagina su Google

Chiara Ternullo | Categoria:

Ogni giorno su internet gli utenti compiono miliardi di query di ricerca. Il motore di ricerca più famoso al mondo è Google che possiede l’89,9% delle quote di mercato, incluse le ricerche da tablet e smartphone. Vien da sé quanto sia importante per le aziende essere visibili su Google e posizionarsi nei risultati di ricerca più in alto possibile, in modo da non perdere clienti a causa dei competitor. Il vero traguardo è essere nella prima pagina dei risultati di ricerca: numerosi studi, infatti, dimostrano che il 90% delle persone che navigano sul web, non guardano mai oltre la prima pagina. Le prime 10 posizioni ottengono il 94% dei clic complessivi, non c’è da stupirsi che siano le più desiderate! La competizione è così sentita che se il tuo sito web non è facilmente reperibile e finisce in seconda pagina, ormai, equivale ad aver perso la battaglia. Al giorno d’oggi, se non si compare primi su Google, è come non esistere!

Quanto incide la prima pagina per il tuo sito?

Come abbiamo anticipato, la competizione per la prima pagina su Google è spietata perché non solo devi gareggiare contro i rivali per il posizionamento organico, ma ti trovi a dover fare i conti anche con gli annunci di Google Ads. Nonostante tutto, l’effort necessario per finire in prima pagina su Google è ripagato dal fatto che le prime posizioni portano un numero elevato di nuovi visitatori al tuo sito web e ciò equivale ad un corrispondente aumento delle conversioni. L’efficacia di Google, infatti, si basa sulla forte motivazione degli utenti, che sono veramente interessati a quei determinati topic quando digitano le query di ricerca: il tuo sito web, che rappresenta la tua azienda, è la risposta ai piccoli o grandi problemi quotidiani che affliggono gli utenti di Google!

Gli esperti hanno coniato un termine per indicare l’area calda delle prima pagina su Google su cui si focalizzano gli utenti e, cioè, il cosiddetto Triangolo d’oro di Google.

Come si può vedere dalla heatmap, non è solo la prima posizione ad essere rilevante bensì anche la seconda e la terza sembrano avere un alto impatto. Il numero di click che le prime dieci posizioni guadagnano in prima pagina su Google può essere frazionato in questo modo:

  1. posizione: 100%
  2. posizione: 100%
  3. posizione: 100%
  4. posizione: 85%
  5. posizione: 60%
  6. posizione: 50%
  7. posizione: 50%
  8. posizione: 30%
  9. posizione: 30%
  10. posizione: 20%

In che modo la SEO aiuta le aziende

La SEO è un acronimo dall’inglese Search Engine Optimization, ossia, ottimizzazione per i motori di ricerca. In cosa consiste? la miglior definizione della SEO la vede come un insieme di regole tecniche, semantiche e organizzative dei contenuti, delle pagine e del codice di un sito. La SEO facilita l’indicizzazione dei contenuti da parte di Google che, attraverso un sistema di ranking, determina il valore dei domini e delle loro pagine, assegnando un punteggio che viene utilizzato per elaborare una sorta di graduatoria dei siti. Forse non tutti lo sanno, ma si stima che Google indicizzi solo il 10% della totalità di siti web presenti su internet: diventa lampante come sia fondamentale essere indicizzati e presenti nelle pagine di Google. Un conto è l’indicizzazione, un altro il posizionamento. Un’attività SEO è indispensabile soprattutto per posizionare il tuo sito in prima pagina su Google, il che come abbiamo visto poco fa, è un ottimo modo per trovare clienti qualificati e incrementare il fatturato

La crisi da Covid-19 ha condotto ad un’intensificazione nell’utilizzo di canali per le vendite online da parte delle PMI. Durante l’emergenza sanitaria, come sappiamo, le piccole e medie imprese hanno subìto profondi cambiamenti che li hanno portati ad un maggior utilizzo delle tecnologie digitali, per contrastare una caduta dei ricavi e incrementare il fatturato. Dai risultati di un’indagine condotta da Confartigianato, realizzata su oltre 4100 imprese fino ai 50 addetti, è emerso che il 29,7% delle piccole medie imprese utilizza almeno un canale alternativo di vendita. L’e-commerce è presente per il 19,9% delle PMI. 

Con la crisi covid-19 il tasso di crescita è raddoppiato e, qualora il progetto del 70% delle PMI che hanno espresso l’intenzione di adottare un nuovo canale di e-commerce andasse in porto entro due anni, nel 2021 si stima che ci saranno 122 mila micro e piccole imprese in più attivate per il commercio elettronico. 

Alla luce di questi dati, è ancora più chiaro come sia fondamentale esserci online! Rivolgendosi ad una web agency, come BePrime, e affidandovi ad un SEO Specialist, aiuterete il vostro sito, e la vostra azienda, a posizionarsi in prima pagina su Google, con il valore aggiunto di battere i competitors e incrementare il fatturato!

Cosa serve per posizionare un sito web in prima pagina nel 2020

Non ci si può improvvisare SEO specialist da un giorno all’altro, perché la SEO è una disciplina molto seria che bisogna conoscere nel dettaglio. Google non è uno spazio adatto ai dilettanti, perché quelli che sembrano piccoli errori possono provocare gravi danni ad un’azienda. Tuttavia, possiamo provare a raggruppare quelli che sono i requisiti base che servono per posizionarsi in Google nel 2020. 

  1. Siti veloci e puliti.
    Google non vuole che ci siano difficoltà nella navigazione né per gli utenti, né per il motore di ricerca stesso. Siti web pesanti e lenti a caricare, non ottimizzati per mobile, con troppi banner pubblicitari, agli occhi di Google rappresentano solo una perdita di spazio. Google ragiona in termini economici: una navigazione caotica e confusa è una mancata fonte di guadagno.
  1. Quality over quantity.
    Content is king, oggi a fare la differenza sono i contenuti di qualità. Fino a qualche anno fa, si pensava che bastasse aggiornare il sito di frequente per ottenere posizioni. Nel 2020 non è più così. La qualità premia in ogni settore ma la valutazione del contenuto varia a seconda di esso. Cosa significa? Le SERP cambiano, e Google prima categorizza il sito in base all’argomento, solo poi applica i suoi filtri: per fare un esempio, se il tuo sito è una testata giornalistica ci si aspetta che pubblichi quotidianamente nuovi articoli altrimenti perderebbe di traffico; al contrario, Google non potrebbe mai penalizzare una rivista scientifica per non aver pubblicato abbastanza paper studies in un anno. Ciascuna categoria richiede la presenza di determinati contenuti: se il tuo sito web non rispetta questo principio, farà fatica a posizionarsi in Google.
  1. Backlink in entrata di qualità.
    I backlink, o link in entrata, sono i collegamenti ad altri siti che di fatto costituiscono il concetto stesso di rete: più backlink un sito web ottiene, maggiore sarà il suo punteggio o pagerank. Nel 2020 però, come abbiamo già detto, conta tanto anche la qualità del link in entrata: se un sito pubblica contenuti che normalmente vengono condivisi e linkati, sarà naturale che abbia un buon profilo backlink ma al contrario, se un sito di scarsa qualità, che non rispetta gli standard della sua categoria, inizia ad incanalare parecchi link in entrata, Google diventerà sospettoso. Per evitare di incappare in pesanti penalizzazioni, occorre che il backlink sia naturale e meritato. 

Se ti sei sempre chiesto come mai il tuo sito web, o quello della tua azienda, non riesca a posizionarsi in Google e, dopo aver letto questo articolo, hai il timore di non avere tutte le carte in regola per farlo, non preoccuparti: anche dalla peggiore delle penalizzazioni si può rinascere! Contatta il team SEO di BePrime e insieme scaleremo la SERP con l’obiettivo di raggiungere la vetta dell’ambitissima prima posizione su Google! 

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