19 Dicembre 2019

Remarketing e retargeting: come distinguerli e realizzare una campagna

Ghostwriter - BePrime | Categoria:
remarketing e retargeting

Quando si parla di remarketing e retargeting si fa riferimento a questi due termini in modo impreciso, come se si trattasse di sinonimi. L’obiettivo che si propongono di conseguire, infatti, è lo stesso: servono a migliorare il tasso di conversione, finalizzando l’acquisto. Google stesso utilizza questi termini come se avessero lo stesso significato in quanto, entrambe le attività, lavorano sugli utenti che hanno già visitato il sito e cercano di condurli verso l’acquisto finale. In realtà, remarketing e retargeting sono strategie di conversione che presentano notevoli differenze…

Scopriamole insieme!

Retargeting: in cosa consiste?

Con il termine retargeting facciamo riferimento a tutti coloro che vedono un annuncio (display o nativo) per un prodotto visualizzato in precedenza e tornano nel sito per effettuare l’acquisto. Il retargeting funziona grazie ai cookie e permette agli inserzionisti di entrare in contatto con utenti che si erano già mostrati interessati alla loro offerta. Tali messaggi saranno visualizzati, non solo sul sito visitato, ma anche su siti di terzi, come ad esempio i social network. Il target può essere filtrato in funzione della modalità di atterraggio sul sito, oppure prendendo in considerazione il tipo di servizio o di prodotto con cui i visitatori hanno già interagito.

Definire una strategia adeguata è la chiave del successo, ma sono due le tipologie di retargeting su cui ci si deve concentrare: statico e dinamico. Il retargeting statico consiste nella creazione di un gruppo fisso di annunci, presentati al consumatore a seconda delle pagine che ha visitato sul tuo sito. Il retargeting dinamico invece, crea annunci personalizzati per ciascun consumatore: consente di riportare l’utente nel sito, mostrandogli direttamente una singola offerta, oppure un articolo a cui era interessato. Già da entrambi gli esempi, possiamo intuire come le due tipologie di retargeting, perseguono lo stesso scopo: convertire quella che sembrava una perdita, in un nuova opportunità. Nel primo caso, l’attenzione dell’utente viene catturata da una pagina generica – ma non per questo, meno efficace – mentre nel secondo, si fa leva su un prodotto che era già stato visualizzato.

retargeting

Remarketing: significato e caratteristiche

Il remarketing persegue lo stesso scopo del retargeting, ma si rivolge a clienti veri e propri del nostro prodotto/servizio. Quando l’utente effettua un acquisto, infatti, si richiedono alcuni dati che servono per profilare l’utente e incrementare la propria lista di contatti. Con questi dati è possibile fare campagne per fidelizzare il cliente, invitarlo a fare un nuovo acquisto, ma anche fare upselling e crosselling degli articoli acquistati. In questa fase i canali a disposizione aumentano: oltre a Google AdWords e Facebook Ads, si possono usare anche le Newsletter con campagne DEM (Direct Email Marketing) mirate.

Quando si parla di remarketing, significati e meccanismi di funzionamento rischiano di apparire ostili a chi non è del mestiere. In effetti, questa tecnologia si serve di cookie, e in particolare di un codice Javascript anonimo. Tale codice, non viene percepito da chi visita il sito e non compromette in alcun modo le prestazioni della navigazione. Il codice funziona su qualsiasi browser, che si tratti di Google Chrome, Mozilla Firefox, Safari, Explorer e così via. Come si può intuire, per quanto sia utile ottimizzare le conversioni, il remarketing risulta ancora più efficace nel momento in cui viene inserito all’interno di una strategia digitale articolata ed elaborata. Questo strumento di branding, in particolare, può essere abbinato con il marketing outbound e con il marketing inbound: lo scopo dell’inbound marketing, non è quello di pescare da un vasto pubblico, il consumatore migliore per un dato brand, come accadeva nel marketing tradizionale; l’obiettivo è quello di riuscire ad arrivare all’utente giusto, dopo un lungo processo di fidelizzazione del cliente.

In effetti, il remarketing è, sì, fondamentale per incrementare il numero di conversioni, ma da solo, non è sufficiente per convogliare gli utenti verso un sito specifico. In altri termini: prima di tutto, ci si deve preoccupare di studiare una strategia di marketing che indirizzi il traffico verso il sito, ad esempio, attraverso contenuti, Social Media Marketing, Adwords o la SEO e, solo a quel punto, può intervenire il remarketing, grazie al quale è possibile ottenere da quel traffico, il massimo in termini di conversioni.

Le strategie per una campagna di remarketing

Le campagne di Adwords remarketing, possono essere attivate sulla Rete Display di Google, un network composto da più di un milione di siti, che contribuiscono alla pubblicazione di inserzioni pertinenti. Una campagna di remarketing può anche basarsi sui messaggi di posta elettronica. Una tipica strategia, è quella che prevede l’invio di mail automatiche a quegli utenti che, hanno iniziato a riempire il carrello di un e-commerce, ma poi non hanno portato a termine l’acquisto. Per chi si interroga su come fare una campagna di remarketing, è utile sapere che lo scopo dell’invio dei messaggi di posta elettronica, è quello di suscitare il coinvolgimento dei destinatari e fare in modo che essi convertano in azioni concrete, le proprie intenzioni. Nel caso delle mail spedite per l’abbandono del carrello, si può ipotizzare di prevedere dei bonus o degli sconti, oppure, cercare di capire quali sono i motivi per cui i clienti hanno rinunciato all’acquisto.

Gli strumenti per fare retargeting e remarketing su Facebook

È anche possibile realizzare una campagna di remarketing su Facebook, ma come si fa? Tutto si basa sui cookie, che utilizzano un codice Javascript anonimo per seguire le azioni che gli utenti compiono sul web. Nel momento in cui, un sito web viene visitato per la prima volta, il browser riceve un cookie anonimo, così che, il passaggio sul sito dell’utente, possa essere tracciato, anche nel caso in cui i suoi dati personali non vengano salvati. In occasione di un’eventuale visita successiva, chi fornisce il servizio di remarketing potrà, grazie a quel cookie, sapere che l’utente in questione è già stato su quel sito: di conseguenza, potranno essergli mostrate delle inserzioni pubblicitarie specifiche per lui. Il remarketing su Facebook, si basa su un sistema di riconoscimento degli utenti attraverso uno script di codice: si chiama Pixel e viene generato quando si attiva una campagna. Nel caso di Google remarketing, invece, il codice è semplicemente un tag di remarketing. Una volta installato sul sito, il pixel o tag, raccoglierà in automatico le informazioni sul traffico, permettendo anche di impostare gli obiettivi e segmentare gli utenti.

Integrare remarketing e retargeting

Ovviamente, è auspicabile abbinare le azioni di remarketing e retargeting, integrandole all’interno di un piano di web marketing ben studiato: solo in questo modo, si può essere certi di aumentare il ROI del digital marketing. Grazie a tali metodi, sarà più semplice persuadere i potenziali clienti ad acquistare un prodotto o un servizio. Facebook e Google AdWords non costituiscono i soli canali che possono essere sfruttati, ma con tutta probabilità, sono quelli che garantiscono i risultati migliori. Il remarketing, poi, può contribuire al raggiungimento di vari obiettivi: al di là dell’acquisizione di nuovi clienti potenziali, infatti, esso è utile per migliorare la brand awareness tra gli utenti, il che significa avere un valore aggiunto anche nei confronti di un competitor. Che si opti per il remarketing e retargeting della rete di ricerca, dei social network o della posta elettronica, ciò che conta è orchestrare una strategia coerente e ben progettata.

remarketing su facebook

Riassumendo, quali sono le differenze sostanziali tra remarketing e retargeting? Il primo punta su persone reali e contatti veri, mentre il secondo si basa su utenti anonimi. In questo caso, l’obiettivo è quello di arrivare ad utenti che, pur avendo compiuto determinate azioni visitando il sito, non hanno portato a termine la conversione. Non è detto che questa conversione sia rappresentata per forza dall’acquisto di un servizio o di un prodotto: si può trattare anche della registrazione a una newsletter o della compilazione di un form. Il retargeting si fonda sulle inserzioni e sugli annunci che vengono messi a disposizione da Facebook Ads, Google AdWords, Instagram, ecc. Per quanto riguarda il remarketing, come è stato detto, si fa riferimento a vere e proprie persone di cui si conoscono già le informazioni di contatto. Per impostare una campagna di remarketing e retargeting, è necessario quindi sfruttare molteplici canali: le e-mail, come si è già detto, ma anche Google e Facebook. Attraverso le campagne DEM, poi, è possibile impiegare le newsletter allo scopo di raggiungere uno specifico target. Contattaci per realizzare la tua prossima campagna personalizzata!

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